Un paio di foto del concerto di ieri al Parenti

Jim Black Trio ieri sera al Teatro Parenti:

Elias Stemeseder pianoforte, Thomas Morgan contrabbasso, Jim Black batteria

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qualcosa del genere…

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11 pensieri su “Un paio di foto del concerto di ieri al Parenti

    1. C’eri al concerto o ti riferisci al filmato? Qualche perplessità l’ho avuta anch’io anche se penso che facciano comunque troppo ritmo per suonare per ECM, dove si sentono lagne aritmiche ben peggiori che col jazz non hanno la minima relazione e comunque musicalmente valgono pochissimo, jazz o non jazz

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  1. Mi riferisco al filmato, dove si sente qualcosa che, jazz o non jazz, a me pare una lagna indegna.

    Poi non dubito che «l’idea sia brillante», anch’io ho sempre un sacco d’idee brillanti, bastassero quelle… 🙂

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    1. ah ah, certo certo. Come dice va il mio ing. capo un po’ di anni fa: “il pensiero è la merda del cervello” e se dici di aver più di una idea al giorno è sicuramente m.
      Non so, per quel che ho sentito al concerto posso dirti che qualche sbadiglio l’ho tirato anch’io, ma per quel che mi riguarda a proposito di lagne indegne ne ho sentite ben di peggiori. Che so, il Duo Fresu Bonaventura su ECM, gli ultimi dischi di Rava, sempre le stesse solfe aritmiche e sempre molto ben recensite. For Trio di Braxton, Giuseppi Logan, il duo Gaslini Braxton del 1979. La lista è lunga., specie nella discografia del jazz italiano. sempre iper lodato. Chissà come mai…

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  2. Eh lo so, per i dischi italiani nelle critiche io faccio sempre la tara del 50% – se la critica dice che il disco vale 80, io so che vale 40, quando va bene.

    Per il resto, mai come in arte dal dire al fare c’è di mezzo il mare! 😀

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      1. questo trio é molto inusuale, c’é sì un forte interplay ma é la batteria che spesso guida, con un vocabolario a 360° quanto a genere. I brani, molto sviluppati in durata, sono piuttosto difficili da seguire (se fossero su disco, dal vivo é meglio) in quanto sembrano procedere per sequenze di breve-media durata ad un primo ascolto poco collegati tra loro. Di positivo c’é che almeno non si tratta di un trio noioso che procede per micro-variazioni su temi pop semplici armonicamente come succede oggi. Vedremo il risultato su disco.

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  3. trio inusuale, con interplay forte ma a guida batteria che usa un vocabolario a 360°. Incedere dei brani difficile da seguire che procede per sequenze medio-brevi. Alemno non é nosioso che certi trii contemporanei che micro-variano su un repertorio pop armonicamente semplice. Vedremo il risultato su disco. Certo, Martial Solal, Cecil Taylor, Paul Bley, Chick Corea, Andrew Hill, M.R. Abrams, (senza andare troppo indietro nel tempo) etc. etc sono ben altra cosa.

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    1. aggiungerei alle citazioni di dischi in trio con una concezione più moderna, anche il trio di Jarrett in dischi come Always Let Me Go (non in quelli dove suona solo standards dove è decisamente “classico”) esperienza purtroppo non ripetuta successivamente. Noterei anche che non è un caso che tu abbia citato trii in cui il leader è il pianista. Secondo me quando il progetto è in mano ad un batterista forse le idee a livello di organizzazione musicale complessiva sono meno chiare. In generale la formazione musicale di un pianista è tradizionalmente tra le più complete. Sulla faccenda dell’uso del pop invece ci sarebbe parecchio da discutere ed in parte il discorso è legato aal pezzo che ho appena pubblicato stamane. Grazie per il tuo intervento

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  4. Sono in parte d’accordo con Lory, stando almeno a quel che ho sentito al concerto. Quel che dici è vero e descrive abbastanza bene la musica che ho sentito. Il problema vero è che Black ha concepito il concerto in forma di un paio di suite, di cui la seconda parecchio lunga, nella quale secondo me andavano alternate un pochino le atmosfere in termini di tensione e distensione, magari con un qualche accenno più melodico a livello compositivo. Lavorando solo di interplay e di ricerca ritmica, strutturale e timbrica (non c’è dubbio che Black sappia far suonare la sua batteria in mille modi e sia un signor batterista, molto completo a livello di conoscenze di generi) si rischia alla lunga di annoiare. Infatti il pubblico, peraltro numeroso, alla fine non sembrava molto convinto a chiedere un bis che secondo me è stato forse il pezzo migliore proprio perché ha utilizzato finalmente un tema melodicamente interessante. Mi pare fosse “Bill” tratto dalla rivista Showboat di Jerome Kern, ma non ne sono certo. Ho sempre la sensazione che molti jazzisti oggi specie tra i bianchi abbiano un rapporto troppo conflittuale con la melodia, molto meno riscontrabile nei colleghi afro-americani. Almeno a me così pare.

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