Ottimo l’esordio del Festival al Donizetti

2013-12-03-MI0003472376

Solo qualche riga di commento senza pretese per esplicare qualche impressione a caldo.

Mi è piaciuto molto il set di piano solo della Geri Allen che peraltro già ben conoscevo. Un progetto ben studiato e ormai consolidato quello sulle musiche di Detroit e della Motown, visto che il disco di riferimento è datato 2013 e l’avevo già recensito su queste colonne,  cui  sostanzialmente rimando. Come si usa dire in questi casi, l’approfondita conoscenza della Black Music e la relativa pratica idiomatica, tipica di chi fa parte di quella cultura musicale, anche solo per semplici questioni identitarie, aiuta molto a ricavare dell’ottima musica eseguita in modo come minimo appropriato. Un concerto di grande sostanza musicale, senza inutili fronzoli e gratuiti virtuosismi, come sempre nelle caratteristiche della Allen che è musicista di grande serietà. Eccellente la scelta del repertorio dove ha giganteggiato la figura mai abbastanza lodata di Stevie Wonder, le cui composizioni sono state messe nella miglior luce possibile. L’esordio del concerto è stato tuttavia più “ortodosso” con una versione melodicamente molto “nascosta” di Epistrophy  di Monk e una davvero delicata e ben suonata di A Flower Is A Lovesome Thing di Billy Strayhorn.

Anche Joe Lovano ha fatto un concerto di livello col suo quartetto, secondo le attese anche se senza grandi sorprese. D’altronde siamo di fronte ad un indiscutibile maestro dello strumento con una cifra stilistica inconfondibile, che affronta ormai una sua stagione di “classicità” e dal quale non ci si può attendere certo grandi innovazioni. Al gruppo si è poi aggiunto Dave Douglas in tre brani riferiti al recente lavoro discografico dei due  ispirato alla figura di Wayne Shorter e intitolato Soundprints. Unico appunto, una migliore distribuzione dinamica dei brani, inserendo nel set prescelto magari qualche ballad in più, come la splendida versione fatta nel bis di I Waited For You, avrebbe forse giovato alla ricezione musicale. Il suo fraseggio estremamente ricco e articolato a mio avviso si adatta particolarmente bene a brani del genere.

Stasera si prosegue con altre due piatti forti: il quartetto di Anat Cohen e il trio di Kenny Barron

A risentirci.

Riccardo Facchi

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