Il Pat Metheny compositore

Parrà strano a molti passare su questo blog da Charles Mingus a Pat Metheny, ma uno degli scopi che mi prefiggo è distaccarsi da pregiudizi e stereotipi intorno a questa musica nella quale si tende sempre a incasellare tutto e tutti da qualche parte e occuparci più direttamente della intrinseca bontà musicale, al di là di gusti e preferenze personali.

Il chitarrista di Kansas City  con il suo Pat Metheny Group ha avuto talmente successo commerciale da non farlo ritenere appetibile ai jazzofili più intransigenti e direi anche più ideologizzati in circolazione. Certamente la musica di quel gruppo, dal sound caratteristico e inconfondibile, pare oggi già un po’ datata e certo questo non è un bellissimo segno, ma negare per questo il talento e le capacità musicali di Metheny sarebbe sciocco, perché sono indubbie. Si tratta di un notevole chitarrista e capace improvvisatore su qualsiasi genere di materiale, che in carriera si è confrontato in modo assai eclettico con musicisti e musiche di diversissima provenienza e concezione. Nella sua musica sono rilevabili influenze per nulla banali: dalla musica brasiliana a Ornette Coleman, da Keith Jarrett a Steve Reich, dalla cosiddetta “americana” alla musica del Midwest. Comunque la si veda, uno dei protagonisti della musica improvvisata degli ultimi decenni.

In questo post vorrei però evidenziare la sua notevole abilità in ambito compositivo. Le sue composizioni, anche e non solo nel PMG (peraltro composto da fior di musicisti come il pianista e compagno di avventure musicali Lyle Mays ad esempio), sono molto più strutturate e formalmente sofisticate di quanto non si pensi, giudicando troppo “facile” e orecchiabile la sua musica. La lista delle sue composizioni interessanti è molto più ampia di quanto non possa apparire in prima istanza e diverse sono state utilizzate da grandi colleghi come Charlie Haden, nel suo Quartet West, o Michael Brecker, Gary Burton, le big band di Bob Mintzer e Bob Curnow e vocalizzate da un grande cantante di oggi come Kurt Elling, giusto per citarne qualcuno.

Il brano che vi propongo è una raffinata moderna ballad (qualcuno appassionato di etichette dirà di genere “ambient”, ma la cosa potrebbe distrarre dalla oggettiva bontà del prodotto musicale realizzato) contenuta in un disco tra i meno reclamizzati del gruppo ma a mio avviso più interessanti, che evidenzia il grande potenziale melodico a disposizione di Metheny e nel quale c’è anche un bell’intervento solistico dell’ottimo Lyle Mays.

Buon ascolto.

 

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