Coleman Hawkins, il primo di tutti

Coltrane, Rollins, Henderson, Brecker, Lovano e chi più ne ha più ne metta, ma più passa il tempo e più riesco ad apprezzare la grandezza del capostipite di tutti loro: Coleman Hawkins. Un vero gigante del jazz, un autentico innovatore che ha attraversato più stagioni del jazz, sorta di Louis Armstrong del tenore, un maestro dell’improvvisazione, in possesso di uno dei suoni più vigorosi e possenti della storia di questo meraviglioso strumento, pressoché simbolo del jazz.

Non me ne vogliano i fan di John Coltrane e i coltivatori del suo mito, musicista e improvvisatore comunque immenso e indiscutibile, ma sul piano prettamente strumentale oggi ritengo il modo di suonare di “Hawk” con la sua pervasiva influenza anche sulle generazioni più recenti, passando per Don Byas, Lucky Thompson, Sonny Rollins e via discorrendo sulla sua linea stilistica, molto più complesso e difficile da praticare sul piano tecnico, e non solo su quello. Tra l’altro mi risulta che Hawkins suonasse utilizzando ance particolarmente dure e difficili da trattare per molti suoi colleghi.

Potrei citare mille esempi, ma proprio ieri riascoltando un suo splendido disco nella edizione The Stanley Dance Sessions  (nello specifico tratto da The High and Mighty Hawk), in una sessione del 1958 di ben nove album dedicati al “Mainstream”che il noto critico dell’epoca Stanley Dance contribuì a produrre, ho potuto riascoltare con attenzione questo tema che sto per proporvi basato su un riff semplicissimo. Un classico blues mid-tempo di 12 bars, nel quale Hawkins suona con una fantasia, un controllo e un vigore ritmico nella pronuncia davvero rari e alla portata solo degli autentici grandi improvvisatori. Il solito blues, dirà forse chi non ha mai provato a soffiare in uno strumento in vita sua su  strutture formali così semplici, non sapendo che in questi casi al secondo chorus uno rischia di annoiare, trovandosi già in braghe di tela a livello di idee se non si gode di un talento di livello superiore. E Coleman Hawkins ne aveva da vendere.

Su questo genere di brani, apparentemente semplici, non si può bluffare e questo è un bel problema per molti…

la formazione dei musicisti con i quali suona è quasi da urlo:
Buck Clayton (tp) Coleman Hawkins (ts) Hank Jones (p) Ray Brown (b) Mickey Sheen (d)
New York, February 18-19, 1958

Buon ascolto e buon fine settimana.

51M76WJf9qL._SY300_Birds of Prey Blues

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