Un concerto per sax soprano e orchestra

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Steve Lacy è stato, assieme al suo “inventore” Sidney Bechet, il più grande sax soprano della storia del jazz e uno dei  più creativi improvvisatori del jazz più avanzato, almeno sino a che è stato in vita, cioè il 2004. Tuttavia, sarebbe scorretto incasellarlo in modo restrittivo nell’esclusivo e schematico ambito delle avanguardie legate al mondo della “free improvisation”, in quanto ha in realtà percorso in carriera pressoché tutti gli stili del jazz, mantenendo sempre saldi legami con la tradizione jazzistica e una forte strutturazione della sua musica. Non a caso iniziò la sua attività professionale da giovanissimo frequentando il jazz tradizionale (in compagnia dei “vecchi” Henry “Red” Allen e Pee Wee Russell, tra gli altri), passando poi per collaborazioni con alcuni protagonisti del mainstream di Kansas City (Buck Clayton, Dicky Wells e Jimmy Rushing) e si può ben dire rimanga a tutt’oggi il miglior interprete del repertorio compositivo di Thelonious Monk, frequentato pressoché da tutti i jazzisti, e pure eccellente di quello di Ellington-Strayhorn. A metà anni ’50 si segnala il suo ingresso nella musica improvvisata più libera ed avanzata contribuendo in modo significativo ad uno dei primissimi lavori di Cecil Taylor in Jazz Advance, ma guardando bene la sua discografia, di “Free” vero e proprio Lacy ne ha inciso abbastanza poco, poiché la sua musica è sempre stata formalmente molto strutturata. In realtà egli era un musicista straordinario, in grado di inserirsi in qualsiasi contesto formale, orchestrale compreso, come dimostra il brano che sto per proporvi, che considero un capolavoro assoluto della storia del jazz.

Si tratta di una meravigliosa interpretazione del porteriano Just One of Those Things inciso  in uno dei primissimi dischi a nome di Gil Evans, dal titolo Gil Evans And Ten e se non erro datato 1957, dove la bellezza del solo di Lacy si integra perfettamente con il già originale e inconfondibile modo di arrangiare di Gil Evans, che produrrà di lì a poco e non a caso i noti capolavori con la tromba di Miles Davis. Non c’è una nota fuori posto, tutto è perfetto e l’equilibrio formale tra parti scritte e parti improvvisate di questo brano è davvero raro e comparabile solo con i maggiori capolavori del genere “concerto per solista e orchestra”, con capostipite ellingtoniano Concerto for Cootie.

Fate bene attenzione a come dialogano ritmicamente il solista e l’orchestra alla ripresa a minuto 2:46, perché è uno di quei momenti alti che rendono così magica questa musica che di nome fa “jazz”.

buon ascolto.

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