Sotto la zazzera bionda un bel cervello

Carla Borg Bley è una delle compositrici e big band leader più importanti che il jazz  abbia rivelato. Comparsa sulla scena negli anni ’60 tramite il marito Paul, recentemente scomparso, la Bley ha proposto in quegli anni un book di composizioni che ha rinnovato il modo di comporre per il jazz, accogliendo nella sua scrittura diverse istanze innovative provenienti dal movimento Free Jazz, di cui fece anche parte. Molti dei suoi temi sono diventati dei veri e propri standard del jazz. A livello orchestrale la sua fama cominciò ad accrescere dopo aver composto opere ambiziose come Escalator over the Hill   e contribuito grandemente alla incisione della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden. La sua big band ha avuto un lungo periodo di esposizione internazionale tra la metà anni ’70 sino agli anni ’90 e oltre, incidendo diversi dischi importanti, disponendo tra le sue fila di musicisti di assoluto valore, come si evince anche dalla lista riportata sotto. La sua scrittura per big band è molto originale con elementi ben fusi tra jazz, progressive rock, free e la musica di grandi compositori come Nino Rota, per quanto influenzata anche da Gil Evans e in parte dall’ultimo Duke Ellington. Della sua orchestra vi propongo qui una delle sue opere più riuscite.

la formazione della band è la seguente:

Carla Bley – piano
Lew Soloff, Jens Winther – trumpet
Frank Lacy – french horn, flugelhorn
Gary Valente – trombone
Bob Stewart – tuba
Daniel Beaussier – oboe, flute
Wolfgang Puschnig – alto saxophone, flute
Andy Sheppard – tenor saxophone, clarinet
Christof Lauer tenor saxophone, soprano saxophone
Roberto Ottini – baritone saxophone, soprano saxophone
Karen Mantler – harmonica, organ, vibes, chimes
Steve Swallow – bass guitar
Buddy Williams – drums
Don Alias – percussion

buob ascolto.

MI0003334731Fleur Carnivore

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2 thoughts on “Sotto la zazzera bionda un bel cervello

  1. Dei dischi suoi che conosco, quelli che mi piacciono di più sono “Dinner Music” e “A Genuine Tong Funeral”. “Escalator etc” non mi è mai piaciuto perché secondo me è troppo vicino al ‘progressive’ che mi fa sempre lasciare le palle sulla sedia…

    È bravissima

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    1. Concordo sulle tue scelte, ma ne ha fatti anche altri più recenti di ottimi dischi con la big band e condivido abbastanza anche la tua impressione su Escalator. Il progressive non è il tipo di rock che gradisco ascoltare.

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