Il Jazz è musica nera…

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Sull’ultimo numero di Musica Jazz c’è una interessante intervista a Vijay Iyer, pianista a torto o a ragione molto in vista in questo momento, in cui dimostra di avere un bel caratterino e una personalità forte e comprensibilmente ambiziosa. Ne riporto un breve estratto quanto mai significativo, che afferma cose per me abbastanza assodate da tempo, molto meno, a quanto pare, ad Arbore e accoliti e, per altri versi, a certa musicologia ultimamente alla ricerca di, che so, radici jazzistiche tra le Orobie e la Val Camonica.

Temo che con queste dichiarazioni Iyer si sia giocato la simpatia di una certa fetta del nostro pubblico e della nostra critica. Come si sa, la sincerità, come l’intelligenza, dalle nostre parti paga sempre pochissimo.

A un certo punto dell’intervista Iyer mostra esplicitamente il suo disappunto verso quella critica e pure quei colleghi che, anche dopo aver prodotto i dischi per la Act contenenti diverse composizioni di grandi figure come Monk, Powell, Ellington, Herbie Nichols, Andrew Hill, arrivando a toccare anche Henry Threadgill, Julius Hemphill e Michael Jackson, sostenevano pregiudizialmente cose come:” Iyer ignora un secolo di musica nera”.

L’intervistatore allora domanda: Pensi che in tutto questo ci siano dei tratti di razzismo?

Sì, ma non è questo il punto. Quelli che mi apostrofavano così erano tutti bianchi. In parte perché volevano/vogliono essere loro a definire la musica nera: ecco, questo sì che è razzismo. Il fatto che ci sia io nel mezzo non ha importanza, perché il problema è che questa gente non riesce a scrollarsi di dosso l’idea di avere investito così tanto nel possedere questa musica. E questo fenomeno è sempre esistito fin dal primo disco di jazz, fin dalla Original Dixieland Jazz Band, un gruppo di bianchi che imitava la musica nera. Sono cent’anni che va avanti questa faccenda. Ecco una delle cose che tengono assieme l’intera storia del jazz: l’irrefrenabile desiderio dei bianchi di volersi impadronire di qualcosa che proviene dai neri e di sottrarre loro quell’identità culturale, o la semplice idea di voler decidere che cosa è il jazz o che cosa non è e quali siano i suoi confini. Pertanto, quando mi trovo coinvolto in una discussione idiota come quella di cui abbiamo parlato prima, ormai so bene che si tratta di bianchi che cercano di impadronirsi della musica nera.

La tua origine è indiano-americana. Visto che non sei nero, quali sono le implicazioni di un simile punto di vista quando è applicato a te?

Quelli pensano di potermi intimidire perché, secondo loro, non appartengo a nessuna delle due parti in causa.

Non è importantissimo essere d’accordo o in disaccordo con Iyer, ma provo a metterla in modo un poco diverso: proviamo a levare il contributo afro-americano al jazz. Cosa resta?

R.F.

 

 

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