l’arte nella (relativa) semplicità di Horace Silver

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Negli ultimi tempi, il concetto di complessità nel jazz pare essere diventato una sorta di totem, un “must” per qualificare la musica improvvisata, e il jazz in particolare, di qualità. Niente di più erroneo, almeno per quel che mi riguarda. Peraltro bisognerebbe distinguere a quale complessità ci si riferisce: strutturale, armonica, ritmica, melodica? E poi, complesso il produrre la musica e/o ostico l’ascolto? Occorrerebbe chiarire e io il concetto non lo trovo chiarito pressoché mai e potrei fare centinaia di esempi che confuterebbero eventuali argomenti a sostegno.

Una delle tipiche sciocchezze (non trovo altro termine da utilizzare) che rendono molto “trendy” il jazzofilo odierno (spesso a corto di conoscenze musicali per la mia esperienza diretta) e che circolano intorno al jazz, è che l’hard bop sarebbe una musica “semplice”, stereotipata rispetto ad altre, supposte più avanzate (ma rispetto a cosa e secondo quali criteri?). Ora, è chiaro che tale genere di musica ha avuto il suo periodo di fulgore in altra epoca (gli anni ’50) e che oggi è improponibile suonarla tale e quale con grandi pretese artistiche. Eppure, come sempre nell’arte e in musica, c’è chi certe cose le sa produrre e chi no, al di là degli stili e delle mode, mi sembrerebbe anche banale sostenerlo.

Horace Silver è stato notoriamente uno dei padri  dello Hard Bop, oltre ad essere stato uno dei massimi compositori che il jazz moderno abbia espresso. Sostanzialmente si è sempre mantenuto fedele al suo credo musicale ed estetico, riuscendo a produrre della grande e, solo in apparenza, semplice musica, basandosi sui tipici ingredienti che hanno reso sublime ed eccitante il suo jazz, ossia: blues, gospel, swing, ritmi latini etc. Radici musicali che, grosso modo, ne costituiscono ancora oggi la spina dorsale. Il fatto da evidenziare è che Silver è riuscito a produrre eccellenti incisioni anche a decenni di distanza dal  suddetto periodo di massimo riscontro critico e di pubblico.

Ne è un esempio la sua produzione degli anni ’90, con particolare riferimento a due magnifici dischi prodotto in sequenza per Impulse!: The HardBop Grandpop e A Prescription for the Blues che riescono a mantenere la freschezza musicale e creativa dei tempi migliori.

Vi propongo per l’ascolto un brano del primo dei due dischi che vede la presenza di una formazione stellare di musicisti composta, oltre che da Silver al piano, da:

Ronnie Cuber Baritone Saxophone

Ron Carter Bass

Lewis Nash Drums

Michael Brecker Tenor Saxophone

Steve Turre Trombone

Claudio Roditi Trumpet, Flugelhorn

e vedrete che certi discorsi lasciano istantaneamente il tempo che trovano. Se vi interessa approfondire la discografia di questo gigante vi rimando a questo link .

Buon ascolto

R-2569914-1290959837.jpegThe Lady From Johannesburg

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