A lezione di improvvisazione da George Coleman

artists_George_Coleman

È difficile spiegare perché un superbo improvvisatore come George Coleman sia così poco citato in ambito tenorsassofonistico. Egli non ha infatti nulla da invidiare ad altri grandi dello strumento sotto diversi punti di vista, se non che, forse gli è imputabile una certa mancanza di leadership che altri suoi colleghi coevi hanno avuto e fors’anche una certa mancanza di stimolo a diventare un leader. Mi è stato detto da chi lo ha conosciuto bene, che Coleman ha avuto la fortuna (o l’abilità?) di maritarsi con una signora molto benestante, il che gli ha permesso probabilmente di poter suonare più per diletto che per stimolo professionale, ma non so se questa è una spiegazione sufficiente. So solo che Coleman ha dato un grandissimo contributo come sideman nei contesti musicali più diversi (nei gruppi di Max Roach, Slide Hampton, Miles Davis, Herbie Hancock, Chet Baker, Elvin Jones, Cedar Walton, Charles Mingus, Ahmad Jamal, etc.) sempre eccellendo come improvvisatore di livello superiore, ma anche nei suoi gruppi e nelle sue incisioni da leader ha fatto molto bene, come ad esempio con l’Ottetto negli anni ’80. Si è cimentato un po’ in tutti i generi di contesti formali: Duo, Trio, Quartetto, Quintetto, formazioni allargate, scoprendo anche dei talenti in ambito di latin-jazz, come il pianista Hilton Ruiz che militò in diverse sue formazioni e per il quale incise anche in veste di sideman.

Fors’anche l’abitudine un po’ troppo schematica e superficiale dei jazzofili di voler catalogare ogni jazzista in un preciso ambito stilistico, in questo caso l’ambito tonale del mainstream, non ha aiutato. In realtà Coleman sapeva suonare in tutte le maniere, compresa l’improvvisazione più libera ed ardita, semplicemente perché è un improvvisatore di grande fantasia e di tecnica strumentale superiore.

Ne dà dimostrazione, tra le altre che avrei potuto scegliere, in questa registrazione in trio con basso e batteria, sotto la leadership di un fantasmagorico Elvin Jones, nella serie di rare e strepitose incisioni in 4 volumi intitolate “Skyscrapers”, dove Coleman, incalzato dalla inconfondibile energia poliritmica caratteristica del drumming di Jones, sembra non avere alcunché da invidiare al Coltrane di “Impressions”.

Il pezzo che vi propongo si intitola Blues Inside Out , nel quale potete ammirare tutte le sue qualità qui descritte.

R-3177629-1350679441-1958.jpegBlues Inside Out

Buon ascolto.

 

 

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3 thoughts on “A lezione di improvvisazione da George Coleman

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