L’onda lunga di Paul Bley sul pianismo jazz contemporaneo

Paul Bley

L’amico pianista Carlo Morena mi ha ricordato stamane su Facebook il compleanno di questo straordinario genio del pianoforte, che oggi compie 83 anni, la cui importanza e influenza si fa sempre più persistente con il passare del tempo.

Bley è una figura centrale per poter comprendere come il pianismo jazzistico si sia rinnovato partendo dai concetti giovanili del mainstream, passando per Ornette Coleman e il movimento free, arrivando tramite il suo spiccatissimo senso melodico a forgiare un nuovo modo di improvvisare sul pianoforte. Un pianismo certo più libero, ma che ha saputo metabolizzare certe istanze innovative prodotte negli anni ’60 al limite dell’iconoclastia, riportandole al canone improvvisativo già codificato, sublimandole in una interpretazione più meditata, in eterno delicato equilibrio tra tonalità e atonalità.

Bley è perciò personaggio chiave per il pianismo jazz, certamente di quello “bianco”, anche più dell’acclamato Jarrett (e forse senza il pianista canadese non si comprenderebbe nemmeno il suo di pianismo), la cui onda lunga d’influenza, d’altra parte, sembra più importante e meno datata di quella iconoclasta di Cecil Taylor. E’ il pianista che, partendo dal bop, filtrato dai concetti di Lennie Tristano, attraversando il lirismo di Bill Evans e leggendo in chiave free colemaniana sia il blues che l’approccio armonico libero all’improvvisazione, meglio di altri ha saputo rinnovare, sia l’interpretazione del vecchio repertorio basato sull’American Songbook, che trovarne uno del tutto nuovo, esaltando particolarmente le doti di due grandi e avanzatissimi compositori del jazz come Ornette Coleman e Carla Bley, del cui book è forse il migliore interprete.

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Bley ha inciso moltissimo, tanti dischi significativi e di qualità. Vi propongo qui due brani entrambi tratti da due bellissime prestazioni solistiche, probabilmente tra i suoi capolavori del genere: Harlem tratto da Open To Love e Seven da Homage to Carla. Il primo è una esaltante esecuzione pregna di blues feeling che illustra appunto il suo modo di interpretarlo e che ricorda vagamente il “Requiem” di Lennie Tristano. Il secondo dà un’idea della sua capacità interpretativa sul repertorio della ex moglie Carla, dove viene fuori la sua straordinaria capacità nell’uso degli spazi e del pedale nel far risuonare le note nel loro splendore melodico. Senza dubbio un genio.

Auguri Paul !

e buon ascolto.

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