Le affinità artistiche di due grandi pianisti

Improvisations_(Ran_Blake_&_Jaki_Byard_album)

Che cosa hanno in comune Jaki Byard e Ran Blake? Molto più di quanto non appaia in prima istanza. Sono due veri artisti della musica, con una visione a trecentosessanta gradi della stessa, senza steccati e senza tralasciare alcunché nella loro espressione musicale, che è ricca di elementi ed influenze: dal popolare all’accademico, dal jazz alla musica classica, dalla tradizione all’avanguardia, il tutto sempre espresso in un approccio originalissimo e massimamente distintivo. E non vi è solo la musica nelle loro corde: ad esempio il cinema ha un  ruolo non marginale per entrambi.

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Ciò che potrebbe apparire del semplice e sterile eclettismo musicale, pregio/difetto del tipico improvvisatore di oggi, in loro si tramuta in una profondità d’approccio davvero rara, da veri artisti quali essi indubbiamente sono, pur esplicata in estetiche diverse, ma capaci, proprio per la loro intrinseca flessibilità, di impegnarsi anche in un progetto discografico comune, peraltro di una certa tradizionale difficoltà realizzativa, come il duo di pianoforti.

Ho ascoltato recentemente Ran Blake ad Aperitivo in Concerto, inserito nel cartellone della scorsa edizione della manifestazione milanese (mentre giusto oggi si inaugura la nuova stagione, sempre al Teatro Manzoni) in un concerto davvero profondo e coinvolgente, di cui rimando alla mia recensione sul sito Free Fall Jazz dell’amico Niccolò Carli. La cosa che più mi ha colpito di lui è che un musicista solitamente inquadrato in ambiti prossimi all’avanguardia jazzistica sia in realtà un profondissimo conoscitore della musica popolare americana e afro-americana, dato che solitamente viene trascurato da una certa parte di quella critica nostrana vetusta e ideologizzata, non si sa se per negligenza o semplice ignoranza. Blake, infatti e non a caso, proprio in quel concerto ha suonato una suite di composizioni di Stevie Wonder di cui ne ha più volte dichiarato l’ammirazione.

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Propongo perciò in questa domenica l’ascolto di uno splendido brano di Ran Blake, tratto da Improvisation, un disco che peraltro non conoscevo e non posseggo della Soulnote, cioè di quella etichetta discografica italiana nata nel 1979 e che per alcuni decenni ha prodotto un catalogo jazz assai vario e davvero di pregio di circa 350 titoli, se non erro, oggi assorbito dalla Cam Jazz.

Buon ascolto

Wende

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