Dizzy, il jazz e i ritmi latini

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Dizzy Gillespie è sempre ricordato (comunque troppo poco, a dire il vero) come una icona del Be-bop e un grande maestro della tromba, ma quello che si dimentica di dire è che è stato un grande pioniere nell’ambito della fusione dello swing jazzistico con i ritmi latino-americani: afro-cubani, caraibici e brasiliani ed è davvero curioso che in un periodo in cui si abusa  del termine “contaminazioni” nel jazz, ce se ne scordi.

Fu infatti tra  i primi nel jazz (tralasciando il precursore di tutti, Bud Shank, che nel 1953 incise i due volumi intitolati “Brazilliance”con il chitarrista brasiliano Laurindo Almeida) ad inizio anni ’60, solo qualche mese dopo Stan Getz con Charlie Byrd, a dedicarsi seriamente al genere, al di là delle mode del momento.

Propongo perciò di ascoltare questa bella versione live di Chega de Saudade (aka No More Blues) di A.C. Jobim e testo di Vinicius De Moraes, eseguita da quello che considero ancora oggi il migliore quintetto che abbia mai avuto, per quanto abbastanza inspiegabilmente sottostimato, ossia quello con James Moody ai sax e al flauto e il giovanissimo Kenny Barron al piano, in aggiunta a Chris White al basso e Rudy Collins alla batteria.

Buon ascolto

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Chega de Saudade

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